Il Comitato Regionale FIR

I Comitati Regionali della Federazione Italiana Rugby

I comitati regionali sono gli organi della Federazione Italiana Rugby che sovrintendono a tutta l’attività di base della regione di riferimento.

Organizzano i Campionati di serie C ed i campionati Under 18, Under 16 e tutta l’attività del minirugby.

In tutta Italia, il Comitato Regionale Piemonte come quello del Lazio, sono impegnati nella promozione di tecnici, degli arbitri e dei dirigenti e di tutte le attività che facilitano la diffusione del rugby nella Regione.

Comitato Regionale FIR: la storia della Federazione Italiana Rugby

Nel luglio 1928 sedici club, espressione di Milano, Torino, Udine, Padova, Bologna, Roma e Napoli, chiesero formalmente al CONI di riunirsi in associazione; il comitato olimpico approvò la richiesta e il 28 settembre 1928, a Roma, fu ufficialmente costituita la FIR – Federazione Italiana Rugby, il cui primo presidente fu Giorgio Vaccaro e la cui sede fu fissata in via Frattina 89, non distante da Piazza di Spagna.

Nel luglio 1928 sedici club, espressione di Milano, Torino, Udine, Padova, Bologna, Roma e Napoli, chiesero formalmente al CONI di riunirsi in associazione; il comitato olimpico approvò la richiesta e il 28 settembre 1928, a Roma, fu ufficialmente costituita la FIR – Federazione Italiana Rugby, il cui primo presidente fu Giorgio Vaccaro e la cui sede fu fissata in via Frattina 89, non distante da Piazza di Spagna.

Nel 1929 nacque la Nazionale, che debuttò ufficialmente il 20 maggio a Barcellona, contro l’altrettanto esordiente Spagna. 9-0 fu il risultato per gli iberici. Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di rugby a 15 dell’Italia.Dello stesso anno fu anche l’organizzazione del primo campionato nazionale che fu vinto dall’Ambrosiana di Milano sulla Lazio. Ma già nel 1930 la FIR fu sciolta per iniziativa del CONI.

Al riguardo vi sono due teorie, peraltro non necessariamente mutualmente escludentesi: una fu che a spingere per l’eliminazione della federazione furono alcuni giocatori della Lazio, che fecero pressione su Vaccaro il quale, oltre a essere presidente federale, era anche presidente della società romana; un’altra vuole che il regime fascista, avverso ai fenomeni culturali di origine anglosassone, osteggiasse pesantemente il rugby in quanto proveniente dall’Inghilterra. Una parziale conferma di quest’ultima supposizione potrebbe essere il tentativo, da parte del CONI, di introdurre la pratica di un nuovo sport chiamato volata che riprendeva parzialmente le regole da calcio e pallacanestro, ma che non ebbe seguito.

Comunque, nonostante la soppressione della Federazione, la pratica del rugby non fu abbandonata: il CONI aveva demandato alla FIGC il compito di organizzare il rugby italiano, ma alla fine del 1932 dovette ripristinare la federazione, anche se ne italianizzò il nome in Federazione Italiana della Palla Ovale, un anno più tardi riportato al quasi originale Federazione Italiana Rugby.

Comitato regionale: il Rugby in Italia

Il gioco del rugby fece la sua comparsa in Italia nei primi anni del XX secolo e, fino dagli anni dieci, per iniziativa di un appassionato di sport (fu rugbista, calciatore, arbitro e giornalista sportivo), l’economo del teatro alla Scala di Milano Stefano Bellandi, fu costituita un’estemporanea squadra che tutte le domeniche si riuniva per giocare sul campo sportivo dell’Unione Sportiva Milanese vicino all’attuale piazzale Machiachini; complice anche la crescente pubblicità venuta dalla stampa, nell’estate del 1927 il movimento conobbe un’improvvisa esplosione, con giocatori che accorsero da altri club sportivi per praticare il nuovo sport.

Poco dopo, sempre per iniziativa di Bellandi, i milanesi ebbero notizia che «Si è costituito in Milano un Comitato Nazionale di Propaganda del Giuoco della Palla Ovale (Rugby) alle dirette dipendenze del CONI, Il comitato rende noto, che per ora il solo centro di istruzione e propaganda è lo Sport Club Italia. Per informazioni rivolgersi al sig. Bellandi, via Filodrammatici 2, Milano».

Per promuovere a livello nazionale il movimento che aveva appena ricevuto il riconoscimento ufficiale del Comitato Olimpico, Bellandi interpellò un giornalista francese, Henry Desgrange, direttore di una testata parigina, il quale demandò a uno dei suoi collaboratori, tale Gaston Bénac, allenatore di rugby, il compito di trovare una soluzione: questi ebbe l’idea di organizzare due incontri in Italia tra una selezione francese e una italiana. Il primo incontro si tenne il 1º novembre 1927 al Velodromo di Bologna, e la squadra francese vinse 27-18; l’indomani le stesse due selezioni si incontrarono al Velodromo Sempione di Milano (sulle cui ceneri fu ricostruito nel 1935 il Vigorelli) e furono sempre i francesi a prevalere, per 46-35. Altri incontri tra selezioni italiane e transalpine si tennero nei mesi successivi: sotto il periodo natalizio una squadra di Parigi fu invitata a disputare incontri a Milano, Torino e Brescia, mentre nella primavera successiva, a marzo del 1928, fu una selezione milanese a recarsi in Francia, al Parco dei Principi di Parigi. All’inizio dell’estate anche la Capitale mostrò interesse alla nuova disciplina e la neocostituita Lazio Rugby (fondata nel 1927 come sezione rugbistica della Società Sportiva Lazio) incontrò allo Stadio Nazionale del PNF un XV bresciano noto come “Leonessa d’Italia”, sconfiggendolo per 17-0.

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