Intervista ad Antonio Luisi, Presidente del Comitato Regionale FIR Lazio

Già Presidente del Comitato Regionale FIR Lazio dal 2004 al 2008, Antonio Luisi è un ex giocatore, allenatore e Presidente del Union Rugby Viterbo. Negli ultimi anni è stato membro del consiglio federale nazionale e Vice Presidente della FIR.

Durante la nostra intervista ha sottolineato l’importanza della funzione sociale dello sport e del Rugby, introducendo quelle che saranno le iniziative promosse durante la prossima gestione del Comitato FIR Lazio. Ha delineato una sintesi generale dello stato dell’impiantistica fornendo elementi rilevanti sulla situazione attuale del Tre Fontane e lasciando un’opinione precisa per quanto riguarda la possibilità di ospitare una franchigia di PRO12 a Roma.

 

 

Buon pomeriggio Antonio e grazie per essere con noi.

Grazie a voi.

 

Qual’è la funzione del Comitato Regionale FIR?

I comitati regionali sono gli organi territoriali della Federazione Italiana Rugby. Applicano il progetto tecnico e tutte le iniziative incluse nella programmazione emanata dal consiglio federale, che è l’unico organo legislativo dell’ordinamento del rugby italiano.

I comitati regionali rendono operativi quei progetti che il comitato nazionale mette sul territorio attraverso i suoi organi, come la commissione tecnica o la commissione amministrativa. In particolar modo il CRL si occupa della promozione e dello sviluppo del rugby nel Lazio, perché uno dei compiti principali dei comitati regionali è quello di far crescere il movimento di base.

Non abbiamo competenze dirette sul rugby di alto livello, poiché quello rimane in capo agli organismi della Federazione. Quindi pensiamo al rugby di base, che è larga parte del nostro movimento.

 

Antonio Luisi (P), Emanuela Sessa (VP), Alessandro Telli, Lorenzo Zileri, Luigi Petrolito, Maurizio Amedei, Daniele Tiburzi e Simone Olleia. Qual è la visione programmatica di questo Consiglio per i prossimi quattro anni?

Innanzitutto voglio sottolineare che questo è il consiglio regionale eletto nell’ultima assemblea a larga maggioranza, ribadendo che la base ha riconosciuto alle figure che hai appena elencato competenza e disponibilità. Lo ribadisco perché questi due aspetti sono fondamentali per amministrare e far crescere il movimento regionale, per cui voglio ringraziare le società anche in questa occasione per la compattezza e per la responsabilità che hanno avuto all’interno del Consiglio.

Io stesso ritengo di essere fortunato ad avere accanto queste persone particolarmente disponibili e capaci di aiutare il nostro movimento a crescere, tanto che abbiamo già avviato il percorso. Lunedì 9 Gennaio 2017 abbiamo tenuto la prima riunione ufficiale del consiglio regionale in cui, a norma di statuto, è stato eletto il Vice Presidente del CRL e abbiamo tracciato le prime linee guida con le nomine degli altri incarichi.

Il Vice Presidente Emanuela Sessa è un consigliere al suo quarto mandato, inizia il 13mo anno di attività federale e per questo tutti le riconosciamo all’unanimità la grande competenza e la disponibilità del suo impegno costante.

 

Comitato FIR Lazio

Il Presidente Antonio Luisi con i consiglieri eletti il 18 Dicembre 2016 al CONI. Da sinistra: Alessandro Telli, Luigi Petrolito, Maurizio Amedei, Antonio Luisi, Emanuela Sessa, Daniele Tiburzi, Lorenzo Zileri e Simone Olleia

 

Consiglieri esperti come Emanuela Sessa e Alessandro Telli, ma anche facce nuove, come Simone Olleia, celebre “altone” del CUS Roma e di tanti tornei estivi. Un comitato esperto ma che si rinnova attraverso nuovi membri, persone sicuramente già coinvolte nello sviluppo dello sport a livello regionale.

Certamente sì. Questo era un obiettivo della campagna elettorale che abbiamo centrato. Creare il giusto equilibrio dei profili coinvolti. Oltre a Emanuela Sessa, lo stesso Sandro Telli è al suo terzo mandato presso il Comitato FIR Lazio e ha dimostrato di essere un consigliere competente. E poi tutte persone nuove, tutti giovani. Hai citato Simone Olleia, ma aggiungiamo Daniele Tiburzi, Lorenzo Zileri, Luigi Petrolito e Maurizio Amedei. Sono facce nuove nell’organizzazione del comitato regionale, ma pur essendo giovani hanno già maturato delle esperienze importantissime nelle varie organizzazioni delle società di provenienza.

Ricordiamo che Lorenzo Zileri è tuttora il Presidente della Primavera Rugby, una delle migliori società del panorama laziale e nazionale, ben organizzata soprattutto sul piano della formazione. Lo stesso Maurizio Amedei è un punto di riferimento degli Arieti Rugby. Luigi Petrolito si è fatto conoscere sia a Viterbo che nell’ambito delle attività di selezione dei centri di formazione. Simone Olleia ha mostrato un impegno organizzativo importante nel beach rugby e ha contribuito notevolmente alla crescita di quel settore del movimento del rugby italiano, oltre alla sua esperienza nel CUS Roma. Daniele Tiburzi può essere meno conosciuto nella vita delle società però Daniele è un architetto, una persona di grandissimo equilibrio, di grandissima competenza in materia di impiantistica.

Sicuramente saranno tutte persone utili, anzi, io confido di essere di aiuto a queste figure per creare una nuova generazione di dirigenti per l’immediato e per il medio e lungo periodo del Comitato Regionale FIR Lazio e perché no, anche oltre, se ci fossero le condizioni.

 

La tua attività federale si distingue per l’impegno costante verso progetti sociali, come la riqualificazione delle periferie problematiche e il rugby nelle carceri. Per i prossimi quattro anni, a livello regionale, avete in mente qualcosa che possa continuare questo impegno?

Assolutamente sì. Ho avuto modo di vivere in prima persona le gigantesche potenzialità del nostro sport in questo ambito fino a pochi mesi fa, nel ruolo di Vice Presidente Federale. A seguito di queste richieste che giungono dal tessuto sociale e si rivolgono sempre più al nostro sport e a fronte della disponibilità mostrata dalla nostra base e dal movimento in generale, stiamo cercando di mettere in piedi un organizzazione che chiameremo Rugby Social e che sarà impegnata in un’attività di supporto costante e di assistenza a quel mondo che deve andare nella direzione della filosofia del rugby.

Il rugby non è un sport per creare campioni e basta. Certo, la FIR – non il comitato regionale – ha il dovere di eccellere attraverso l’alto livello, però gran parte del movimento come dicevo prima è pensato per adempiere agli obiettivi formativi, per far crescere i giovani, per integrare, per favorire le persone e soprattutto i giovani a lenire i disagi sociali.

Giustamente hai citato la riqualificazione delle periferie, come quella dei Briganti a Librino a Catania, ma ce ne sono tante altre, come ad esempio Scampia. Ci sono dei progetti molto interessanti; qualcosa in passato abbiamo fatto anche nel Lazio, a Tor Bella Monaca. Sicuramente il rugby nelle carceri è una richiesta sempre maggiore, sempre più reale e considerata, per i risultati che ottiene sia in Italia che all’estero in termini di rieducazione e reinserimento dei detenuti nella società, persone che nella vita hanno avuto la sfortuna di fare qualche errore o di trovarsi su percorsi sbagliati.

Aggiungo anche che l’integrazione avviene ormai quotidianamente nella maggior parte delle società. Penso specialmente all’integrazione di ragazzi, soprattutto bambini, con problemi e disagi come l’autismo e la sindrome di Down. La Federazione traccia una linea e noi sicuramente la seguiremo. Metteremo anche del nostro. Non dimentichiamo che nel Lazio ci sono già molte società all’avanguardia che fanno questo tipo di attività. Ormai è anche un argomento quotidiano, quello dell’integrazione.

A questo proposito, è di grande attualità l’attività rivolta agli extra-comunitari e ai richiedenti asilo, per cui stiamo facendo molto e ci stiamo attrezzando anche normativamente per favorire la partecipazione. Ricordiamo che in Italia, anche se non ancora nel Lazio – e non è escluso che questo possa avvenire presto nel momento in cui si creino le condizioni – ci sono delle squadre formate totalmente da richiedenti asilo politico, quindi extra-comunitari.

 

una meta per crescere
Nel Lazio sono tante le società all’avanguardia per l’integrazione

 

Nello sviluppo del piano dei prossimi quattro anni è previsto il rinnovo delle strutture e degli impianti e l’inaugurazione di nuovi spazi dedicati al rugby?

Questo è un punto dolente, non è un mistero che uno dei problemi maggiori oggi e più sentiti in assoluto in Italia sia quello della crisi dell’impiantistica. Se parliamo di risorse e sostenibilità, sono molte società che sono già in affanno a mettere in piedi tutte le attività per la nota crisi economica. Ci sono difficoltà generali a reperire sponsor, per cui si fatica a tenere il passo dal punto di vista organizzativo e sportivo.

La Federazione è consapevole di questo aspetto e il Comitato FIR Lazio, per quanto può fare, dovrà interagire insieme alle società per stimolare la Federazione a dare supporti, a finanziare progetti e favorire l’accesso a finanziamenti a fondo perduto per le tipologie di progetto che lo prevedono. Sarà fondamentale interagire ed interloquire con le amministrazioni e con gli enti locali, perché le società non possono fare impresa. Ricordiamoci che le Associazioni Sportive Dilettantistiche hanno il dovere di fare sport, di occuparsi di risolvere i problemi a livello della pratica e della didattica sportiva. Non è previsto né richiesto che si mettano a investire risorse – che non hanno – o che comincino a fare imprese per mettere a reddito un impianto sportivo a scopo di lucro.

Certo, ci sono delle componenti che possono favorire la sostenibilità. Io dico sempre “facciamo sistema”: l’unione e la collaborazione tra le amministrazioni locali, il Comitato Regionale FIR Lazio e le società sportive. In questa maniera, supportati dalla Federazione Italiana Rugby che dovrà fare la sua parte, possiamo sicuramente risolvere tanti problemi e lanciare iniziative interessanti.

A Roma, per esempio, andremo a definire in questi giorni una bozza che l’amministrazione capitolina sta facendo girare alle federazioni sportive per discutere insieme all’Assessore allo sport e alle politiche giovanili Daniele Frongia in merito all’assegnazione di tanti impianti di proprietà del Comune. Insieme all’amministrazione comunale cercheremo un accordo perché una parte di queste strutture possano andare in gestione alle nostre società e favorire l’accesso al rugby. Abbiamo già tanti esempi a Roma, basti pensare al campo del Villa Pamphili a Corviale, al Paolo Rosi, al campo dell’Unione Rugby Capitolina e al Tre Fontane.

Non escludo che questo debba essere fatto insieme al CONI, quanto meno al CONI regionale, per creare un regolamento che favorisca l’accesso all’impiantistica e alla pratica sportiva. Ribadisco che la pratica sportiva, soprattutto per quanto riguarda l’amministrazione del rugby di competenza regionale, non deve fare affari o creare momenti economici, ma promuovere momenti sociali di formazione e integrazione dei giovani. Quindi l’assegnazione dell’impiantistica deve essere vista in quella direzione.

 

Considerato l’interesse che l’Assessore Frongia ha dimostrato per la palla ovale da quando si è insediata questa amministrazione, il Tre Fontane potrebbe tornare ad ospitare più rugby?

Noi dobbiamo fare in modo che su tutti i campi idonei al gioco del rugby si possa praticare la maggiore quantità possibile di rugby, sia di eventi che di campionati.

E’ un peccato vedere sottoutilizzata l’area del Tre Fontane, ma sicuramente c’è la volontà di trovare delle soluzioni. Ho avuto modo di parlare con alcuni responsabili della gestione degli impianti del Tre Fontane, c’è la volontà di metterli a disposizione, di utilizzarli il più possibile per il rugby. Ce lo auguriamo di cuore perché attualmente è l’unico stadio idoneo ad ospitare manifestazioni di livello superiore, manifestazioni domestiche naturalmente, come l’Eccellenza.

Approfitto di questa occasione per sottolineare che il Comitato è a disposizione di tutte le società interessate in questa vicenda per trovare insieme dei momenti di sintesi, affinché si possano utilizzare il più possibile gli impianti destinati al rugby. Onestamente non credo che la gestione dell’impianto voglia precludere la partecipazione a chi voglia farlo. Sicuramente bisogna trovare però un equilibrio tra i costi di gestione e l’esigenze di fare attività.

 

Il Tre Fontane è un tempio del Rugby e ci si augura che torni ad ospitare i grandi eventi della palla ovale a Roma

 

Concludiamo uscendo dalle materie di competenza regionale e chiediamo un parere a un dirigente esperto e aggiornato sulle dinamiche federali. Rispetto a quello che si è scritto sul destino delle Zebre, senza entrare troppo nel dettaglio, secondo te Roma è una soluzione sostenibile per ospitare una franchigia di PRO12?

Per la sua storia, per la sua collocazione e anche per le opportunità di creare un evento legato ad una ipotetica franchigia di PRO12, Roma è la sede ideale. E’ certamente più attrezzata di tantissime altre situazioni in Italia. In più occasioni il Presidente della FIR stesso ha dichiarato apertamente che in futuro Roma potrebbe ospitare la terza franchigia italiana del PRO12, qualora ci fosse l’apertura e l’autorizzazione da parte del board della Celtic League, che ha l’onere e l’autorità di verificare questa ipotesi.

Prima di creare una squadra che possa partecipare a quel livello però bisogna affrontare una serie di questioni, attuare un piano dirigenziale e delineare una progettazione sia dal punto di vista economico che dal punto di vista societario. Poi serve risolvere il problema dell’impiantistica, cioè bisogna assegnare alla franchigia un impianto con le caratteristiche richieste dal board per svolgere il campionato.

È suggestivo per tutti noi pensare che il Tre Fontane possa essere un impianto in grado di ospitare una grande franchigia italiana con tanti tifosi, considerato che purtroppo il Flaminio al momento affronta ben altri problemi. Ma prima è necessario fare un piano societario rigoroso e poi avere l’impianto pronto e disponibile per proporre un progetto vincente. Altrimenti il PRO12 a Roma continuerà a rimanere un’affascinante suggestione.

Certamente Roma ha tutte le carte in regola per percorrere questa strada. Per quanto riguarda le Zebre, anche se ci sono dei segnali di crisi che leggiamo attraverso la stampa, per ora la collocazione legittima e prioritaria scelta per le franchigie di PRO12 resta quella delle Zebre a Parma e della Benetton a Treviso. Non è in discussione che venga tolta a loro, a meno che non dovessero verificarsi crisi o problemi.

 

Siamo al termine di questa intervista. Parlando di sintesi, ricordiamo a chi sta leggendo che SPQRugby ripubblica tutte le notizie provenienti dai club di Roma e del Lazio, ed è un modo semplice per informarsi sulle attività sia a livello giovanile che seniores.

 

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Ringraziamo Antonio Luisi, Presidente del Comitato Regionale FIR Lazio, per la sua disponibilità e per l’intervista che ci ha concesso. Grazie Antonio e buon lavoro.

Grazie a voi e buon lavoro.

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